4° Comandamento: “Onora il padre e la madre”

Il quarto Comandamento ci ordina di onorare i genitori. La parola onorare racchiude in sé tutti i doveri dei figli verso i genitori: amore, rispetto, riconoscenza, obbedienza e aiuto nelle necessità, soprattutto durante la vecchiaia (cf CCC, nn. 2214-2220).Amare i genitori vuol dire sentire per essi un affetto sincero, per cui si fanno proprie tutte le loro gioie ed i loro dolori e si desidera di far loro tutto il bene che si può fare. Siamo loro debitori perché Dio ci ha dato la vita per mezzo loro; hanno sofferto per noi; hanno vegliato ansiosi sulla nostra culla e ci hanno allevati ed educati con ogni amore. Ci ricorda la Sacra Scrittura: «Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato?» (Sir 7,27-28).Poiché i genitori rappresentano Dio, i figli devono rispettarli e venerarli ed essere loro riconoscenti perché li hanno messi al mondo. Non l’età, la cultura e la posizione sociale elevata dispenseranno da questo dovere. Mancano perciò quei figli che trattano i genitori con arroganza, che li offendono, che rinfacciano loro difetti o colpe commesse, che li umiliano ed infine coloro che giungono a vergognarsi della loro ignoranza e povertà (cf CCC, nn. 2215-2216).«Per tutto il tempo in cui vive nella casa dei genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal proprio bene o da quello della famiglia» (CCC, n. 2217). Dio ha costituito i genitori sopra i figli con ogni autorità, dovendo fare le veci di Lui. San Paolo esorta: «Figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore» (Col 3,20). Un esempio insigne di ubbidienza fu dato all’umanità da Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, che obbedì al Padre suo fino alla morte in croce, e ubbidì perfino a due creature della terra: alla Madonna e a san Giuseppe. Il Vangelo compendia la vita privata di Gesù con questa frase: «Era soggetto ad essi» (Lc 2,51). San Bernardo, parlando dell’ubbidienza di Gesù a Maria Santissima e a san Giuseppe, dice che egli non si meraviglia che Gesù obbediva, ma che quelli osavano comandare al Creatore dell’universo.«I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire ad un dato ordine, non vi obbediscano» (CCC, n. 2217)L’ubbidienza dev’essere: a) semplice, cioè senza discutere; b) pronta, cioè senza indugi; c) costante, cioè in tutte le cose, in quelle che piacciono ed in quelle che rincrescono; d) allegra, cioè senza proteste, anzi con volto gioioso.Un figlio è tenuto a disubbidire ai genitori solo nel caso in cui essi comandassero cose contrarie ai Comandamenti di Dio o ai Precetti della Chiesa; ad esempio se proibissero in un giorno festivo d’andare a Messa o comunque spingessero al male.«Con l’emancipazione cessa l’obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà, la sua radice nel timore di Dio, uno dei Doni dello Spirito Santo» (CCC, n. 2217).«Il quarto Comandamento ricorda ai figli, divenuti adulti, le loro responsabilità verso i genitori. Nella misura in cui possono, devono dare loro l’aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza» (CCC, n. 2218).La Bibbia richiama questo dovere dei figli: «Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati, chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli, sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce suo padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre» (Sir 3,2-6). «Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo mentre sei nel pieno del vigore [...] Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore» (Sir 3,12-13.16).Il dovere di soccorrere i genitori è imposto dalla natura e possiamo chiamarlo un obbligo di giustizia e di riconoscenza, per ricambiare, almeno in parte, quanto essi hanno fatto per i figli. Bisogna aiutarli: 1) nelle necessità morali o spirituali, esortandoli a frequentare i Sacramenti, se ne fossero lontani, e specialmente in punto di morte; ed infine pregando per loro in vita e suffragandone l’anima dopo la morte;2) nelle necessità materiali, aiutandoli se sono poveri o vecchi o ammalati.Il rispetto verso i genitori si riflette su tutto l’ambiente familiare. Concerne anche le relazioni tra fratelli e sorelle: «Corona dei vecchi sono i figli dei figli» (Prv 17,6). «Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza» sopportatevi «a vicenda con amore» (Ef 4,2) (cf CCC, n. 2219).

Padre Francesco Pio M. Pompa, FI

Rapporti prematrimoniali

La cultura dominante, quella veicolata dai mezzi di comunicazione sociale, ritiene che il problema dei rapporti sessuali prima del matrimonio sia ormai superato. I rapporti prematrimoniali sono generalmente tollerati, propagandati, sollecitati, al punto che un ragazzo o una ragazza ancora vergini si sentono quasi anormali, nel contesto di una società che arriva perfino a deridere chi crede ancora a “certi valori”…La mentalità oggi diffusa è quella secondo cui i rapporti sessuali fra due ragazzi che si vogliono bene sono la normale espressione di questo affetto, l’autenticazione di un amore, sono il frutto di una spontaneità e dello “star bene insieme”. Certamente non si può negare che l’incontro sessuale riveste una grande importanza nell’ambito della vita di coppia, quale linguaggio sublime dell’amore dei coniugi. Si tratta, però, di capire cosa s’intende per “amore”, giacché di questa parola ai nostri giorni si è largamente abusato. Una volta chiarificato il significato della parola “amore”, allora si può ben comprendere perché non siano leciti i rapporti prematrimoniali. Si pensa che “amore”, ad esempio, voglia significare “star bene insieme”. Ma è proprio così? Lo “star bene insieme” è davvero l’essenza dell’amore? Se questo fosse vero, allora si dovrebbe concludere che quando non si sta bene insieme, non ci si ama più. Comprendiamo bene che in una prospettiva del genere non trova collocazione la fatica, la lotta, la capacità di superare le crisi e le difficoltà che esistono in ogni rapporto. Tutto si fonda sulla gratificazione dello stare insieme, sicché quando questa finisce anche il rapporto si interrompe e ci si sente liberi di intraprenderne magari un altro, da vivere con la stessa logica.In questo modo, si tende ad impostare la relazione di coppia principalmente sugli aspetti dilettevoli e non su una progressiva assunzione di responsabilità, che abiliti all’impegnativa vita matrimoniale. Nell’ambito di una tale concezione di vita il rapporto sessuale ha ovviamente una grande importanza, ma non in termini di responsabilità, quanto piuttosto in termini di spontaneità gratificante. In poche e più chiare parole si ragiona così: il rapporto sessuale è facile da farsi, piacevole, attraente; si pensa perciò che se funziona questo aspetto della vita di coppia, automaticamente anche tutto il resto andrà bene… Le cose ovviamente non stanno così, perché un conto è condividere solo alcuni momenti del rapporto di coppia (quelli più facili e piacevoli), un altro conto è invece stare insieme tutta una vita, affrontando quotidianamente i problemi, le difficoltà, come anche le gioie e i progetti. Il rapporto sessuale va, invece, collocato in questo contesto di totalità d’impegno e di definitività della relazione, fondata su un amore che esprime la volontà di donarsi totalmente e per sempre alla persona con cui si pensa di condividere la propria vita e di costruire qualcosa di bello non solo per sé, ma anche per tutti gli altri. Il matrimonio costituisce questo contesto d’impegno e di definitività di donazione. Svincolata da questa visione, esercitata prima e al di fuori del matrimonio, l’attività sessuale rischia di ridursi a gesto meccanico, talvolta perfino schiavizzante, portatore di pietose bugie: offre infatti l’illusione che tutto vada bene, quando invece, magari, le cose vanno male. Il diffondersi di rapporti sessuali prima e fuori del matrimonio è frutto di una particolare concezione, secondo la quale la relazione di coppia costituisce essenzialmente un fatto privato, privo di ogni dimensione sociale e istituzionale. Non sono poche le coppie che ritengono meglio convivere che sposarsi, in quanto si ritiene il matrimonio un’istituzione superata, anche perché – si pensa erroneamente – quanto accade nella coppia riguarda solo i due interessati.

Padre Immacolato di Maria