Non c’è vizio più odioso davanti a Dio, perché nessun vizio più di questo gli nega la gloria che gli è dovuta, attribuendo alla natura ciò che a Lui solo appartiene.
Ecco perché Egli stesso ha dichiarato che resisterà sempre ai superbi e darà le sue grazie, i suoi doni agli umili (cf Gc 4,6).
A persuaderci meglio dell’indole maligna di questo vizio gioverà considerare i peccati che ne derivano.
La superbia è madre di ogni peccato, perché tutti i peccati contengono, in fondo, una rivolta contro Dio.
1) Figlia primogenita della superbia è la vanagloria, cioè il desiderio eccessivo di essere onorati da tutti, il quale ci porta a fare il bene per il solo fine di essere conosciuti, stimati e lodati, a compiacerci delle lodi altrui. Il vanaglorioso, quando fa qualche cosa, ha il prurito sempre di farsi notare, di parlare di sé, di vantare le sue qualità, non già a scopo di dare edificazione, il che non è male, anzi in certi casi doveroso, ma unicamente di dar nell’occhio e farsi lodare. Vizio, questo, condannato da Gesù Cristo nei farisei, dei quali diceva che tutto operavano per ostentazione, per farsi ammirare (cf Mt 23,5).
2) Altra figlia della superbia è l’ipocrisia. Poiché il superbo aspira ad esser creduto ciò che non è, così ricorre a tutte le doppiezze e simulazioni, fingendo virtù, onestà, devozione anche, per essere apprezzato, mascherando con certe esteriorità i mali all’interno, i disordini morali che lo contaminano, e coprendosi con la pelle d’agnello, mentre dentro è un lupo rapace. Altro vizio condannato da Gesù Cristo nei farisei del suo tempo, che egli perciò classificava col titolo di sepolcri imbiancati, belli al di fuori, ma dentro pieni di sudiciume e di putredine (cf Mt 23,27).
3) Terza figlia della superbia è l’ambizione. L’ambizione è la smania delle dignità, delle distinzioni, degli onori. Il superbo, avendo una grande opinione di sé, diventa naturalmente smanioso di elevarsi, di crescere sempre più in alto per poter figurare, per potersi distinguere dagli altri. Da ciò hanno origine soprusi e ingiustizie di ogni genere per potersi spingere avanti in qualunque modo e con qualunque mezzo.
4) Altra figlia della superbia è la presunzione. Chi è superbo è presuntuoso, confida temerariamente in se stesso e nelle proprie forze, si crede abile a tutto, e intraprende con la massima leggerezza uffici superiori alla propria capacità; ne deriva di conseguenza il disimpegno nel proprio dovere, con danno privato e pubblico, e con pregiudizio della propria coscienza.
5) Altra figlia della superbia è il disprezzo ingiurioso degli altri. Quanto più uno mira ad innalzare se stesso, tanto più cerca di schiacciare gli altri, di screditare gli altri, con insinuazioni maligne, con detrazioni, calunnie, ecc. La parabola del fariseo del Vangelo lo mostra chiaro.
6) Figlia della superbia è anche l’ostinazione, per cui non si vuole mai sottomettere la propria opinione all’opinione altrui e, peggio, non si vuol sottostare all’autorità di chi comanda. Il superbo, presumendo di saperne più degli altri, non soffre di essere contraddetto: quindi, a torto o a ragione, non vuole mai arrendersi a confessare il proprio errore. Da ciò ne derivano gli alterchi, le contese, le divisioni, le liti, tutte le eresie, gli scismi, le apostasie che amareggiarono in ogni tempo e amareggiano la Chiesa. Il superbo, inoltre, è ribelle a qualunque autorità e crede debolezza e viltà sottostare a chi è superiore: da ciò ha origine lo spirito di insubordinazione, di ribellione, che solleva i figli contro i genitori, gli inferiori contro i superiori, generando disordini e danni incalcolabili nelle famiglie e nella società.
7) Infine, figlie della superbia sono le collere, i risentimenti, le vendette, le risse, le ingiurie e mille altre colpe che non si finirebbe mai di enumerare.
Padre Francesco Pio M. Pompa, FI
